2. CHLAMYDIA ABORTUS: un ruolo di primo piano negli aborti

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2. CHLAMYDIA ABORTUS: un ruolo di primo piano negli aborti


Articolo scritto da:

Jesús Salinas, Nieves Ortega, María Rosa Caro
Dipartimento della salute degli animali, facoltà di medicina veterinaria, Università di Murcia. 30100 Murcia, Spagna.


Il batterio intracellulare obbligato Chlamydia abortus (in precedenza conosciuto come Chlamydophila abortus) è l'agente eziologico dell’aborto enzootico che colpisce i piccoli ruminanti, più comunemente noto come aborto enzootico ovino (Ovine Enzootic Abortion, OEA).
 

Chlamydia abortus: Europe

Chlamydia abortus: Paesi con tassi di aborti diagnosticati compresi fra il 35% e il 65%.


La malattia è stata segnalata per la prima volta in Scozia nel 1936, ma fu soltanto nel 1950 che Stamp ne descrisse la natura infettiva.


È caratterizzata da una distribuzione mondiale (fatta eccezione per l’Australia e la Nuova Zelanda) ed è stata definita la causa principale di aborto infettivo nei piccoli ruminanti.


In molti Paesi, quali Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania e  Spagna, incide con tassi compresi fra il 35% e il 65% degli aborti diagnosticati, in base alla regione studiata.


Sebbene l’aborto (Figura 1) sia il segno clinico più evidente di infezione da C. abortus, talvolta l’agente può anche dare origine a epididimite, artrite, congiuntivite e polmonite.

eto abortito a termine.

Figura 1: Feto abortito a termine. Un'infezione da C. abortus può causare non solo un aborto, ma anche epididimite, artrite, congiuntivite e polmonite.


Come esordisce ...


L’aborto enzootico ovino colpisce prevalentemente le pecore, ma può interessare anche le capre. In un allevamento si manifesta per la prima volta quando si introducono capi di bestiame sostitutivi portatori asintomatici di C. abortus.

Inizialmente gli aborti sembrano casi isolati, ma possono subire un rapido incremento fino a interessare il 30-40% dei capi di tutte le età.
 

Il tasso di aborto può raggiungere il 40% delle femmine gravide dell’allevamento


Questa elevata percentuale di aborti nelle pecore va a sommarsi all’elevato tasso di mortalità degli agnelli, alla drastica riduzione della produzione di latte e alle complicanze che possono essere causa di infertilità, Il tutto con significative perdite economiche.
 

Le principali conseguenze dell’aborto sono: morte di agnelli, calo della produzione di latte e infertilità


Nei Paesi in cui l'estro delle pecore è stagionale, le femmine sono suscettibili all'infezione soltanto al termine della gravidanza, quando il microrganismo non induce aborto.

Tuttavia, le pecore infette rimangono portatrici latenti dell’infezione, fino a quando il microrganismo si riattiva nella gestazione successiva e, nella maggior parte dei casi, l’animale abortisce due o tre settimane prima della data presunta del parto.

Talvolta, le femmine infette partoriscono a termine, ma danno alla luce agnelli morti o molto deboli che muoiono dopo pochi giorni o che sviluppano un considerevole ritardo di crescita.


Agnello abortito al termine della gravidanza

Agnello abortito al termine della gravidanza


Dopo l'aborto, l’organismo induce una risposta immunitaria protettiva che preserva la femmina infetta da aborti successivi, tuttavia l’animale continua ad espellere C. abortus  occasionalmente durante il parto e nell’estro per i successivi tre anni, favorendo così il mantenimento, la diffusione della malattia nel gregge e  complicandone l’eradicazione.
 

Dopo l’aborto, il protrarsi dell’escrezione del microorganismo rende molto difficile l’operazione di contenimento.


Le femmine che subiscono un aborto presentano secrezioni vaginali che sono la causa principale di trasmissione della malattia. Nelle pecore, l'escrezione di Chlamydia avviene in misura massiccia al momento dell’aborto e nei 2 giorni successivi e prosegue per via vaginale a fasi intermittenti per altre 2 - 4 settimane.

L’infezione si trasmette generalmente per via oro-nasale attraverso l'ingestione della Chlamydia presente negli alimenti o nell’acqua contaminati oppure attraverso l’azione del leccamento e ingestione di residui placentari. 


Meno comunemente è descritta la trasmissione per via venerea.
 

La principale modalità di trasmissione è la via oro-nasale

 

Capra che abortisce nell’ultimo trimestre di gestazione.

Capra che abortisce nell’ultimo trimestre di gestazione.


Che cosa succede dopo?


Quando l’infezione colpisce le femmine non gravide, Chlamydia rimane latente nei linfonodi fino alla gravidanza successiva.


Nelle femmine gravide, le modificazioni che interessano la placenta risultano evidenti soltanto a partire dal 90° giorno di gestazione, in corrispondenza dei cambiamenti ormonali.

una placenta con infezione da C. Abortus
Figura 1B: In una placenta con infezione da C. Abortus, i cotiledoni appaiono necrotici, di colore rosso scuro, molli e rivestiti da uno strato di essudato rossastro.


Successivamente la Chlamydia si moltiplica in misura massiccia nella placenta, dando origine a significative modificazioni patologiche della connessione feto-placentare, con l'insorgenza di aborti nelle fasi conclusive della gravidanza, tra i giorni 125 e 140.
 

C. abortus causa aborti sempre al termine della gravidanza


L’aborto origina dalla distruzione dell’epitelio corionico della placenta sia sul versante materno sia su quello fetale, da trombosi vascolare dei cotiledoni interessati e dai processi infiammatori indotti nella gravida e nel feto.
 

In caso di colonizzazione placentare tardiva, gli agnelli possono essere partoriti a termine, ma morti o deboli che generalmente decedono qualche giorno dopo il parto.
 

Aborto: generalmente l’unico segno clinico


Tuttavia, raramente la gestante evidenzia segni clinici della malattia e, dopo l'aborto, rimane fertile.


Alcuni autori però riportano percentuali di mortalità del 10% delle pecore, solitamente associate alla comparsa di infezioni batteriche secondarie  in capi con metrite e placenta ritenuta.


L’incidenza di C. abortus nei maschi e il loro ruolo come trasmettitori della malattia sono poco significativi.


Nei maschi infetti, si sviluppa talvolta epididimite o orchite, che ne riduce significativamente la fertilità.


Altri possibili segni clinici sono patologie respiratorie, comunemente riferite in capi di giovane età, che possono presentare ipertermia (41 - 42 ºC), secrezioni nasali, dispnea e un calo diffuso delle condizioni generali.

Oltre ai disturbi a carico delle vie aeree, in alcuni casi può comparire la poliartrite delle estremità associata a lieve claudicatio.
 

Quasi tutti gli agnelli interessati manifestano inoltre congiuntivite unilaterale o bilaterale, con congestione, lacrimazione ed epifora. Tutte le suddette affezioni possono determinare un significativo calo ponderale.
 

Nella placenta (Figura 1B), i cotiledoni appaiono necrotici, di colore rosso scuro, molli e rivestiti da uno strato di essudato rossastro. Le regioni intercotiledonarie e le membrane fetali appaiono ispessite dalla presenza di una sostanza gelatinosa giallognola.
 

La placentite necrotica è la lesione principale riscontrata dopo un aborto enzootico ovino.


Nei neonati infetti sono state descritte lesioni come polmonite, encefalite, epatite e anche miocardite.


I feti (Figura 1A) presentano ascite, responsabile della loro colorazione brunastra; comune è la formazione di un edema sottocutaneo, soprattutto nelle regioni ombelicale, inguinale, nasale e dorsale della testa.


Sembra che la rapida colonizzazione da C. abortus di un elevato numero di placentomi sia responsabile della distruzione delle cellule del trofoblasto.
 

Tale effetto determina l’incapacità degli ormoni placentari preposti al controllo della gravidanza di svolgere la propria azione, causando l’aborto malgrado la limitata colonizzazione dei feti da C. abortus.
 

La lenta e parziale colonizzazione dei placentomi materni pare tuttavia associata allo sviluppo di feti anormali e la conseguente nascita di agnelli deboli e infetti.

 

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BIBLIOGRAFIA: 
 

Considerata l’estesa bibliografia utilizzata per la stesura del presente articolo, i riferimenti non sono stati citati. Se il lettore desidera ulteriori informazioni su qualsiasi aspetto di questa monografia, può rivolgersi agli autori scrivendo al seguente indirizzo e-mail: jsalinas@um.es

 


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